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Tre strumenti di Google Analytics che ti riveleranno cosa pensano gli utenti delle tue offerte turistiche

Ti occupi della vendita di esperienze turistiche tramite il web e vorresti sapere cosa ne pensano i visitatori del tuo sito dei contenuti e delle offerte che pubblichi?

Conoscere con precisione cosa pensa una persona è impossibile, tuttavia al giorno d’oggi sul web esistono degli strumenti di analisi che possono aiutarti a capire, attraverso uno studio del comportamento dell’utente sulle pagine web, come il visitatore reagisce a ciò che inserisci sul tuo sito.

Se si parla poi di turismo forse l’analisi del “sentimento” dei tuoi futuri ospiti è da considerare anche più importante: sapere se il tuo pubblico potenziale o abituale apprezza i nuovi pacchetti in vendita, se l’esperienza sul tuo portale è piacevole e se reperire informazioni di qualunque genere è semplice o difficoltoso può fare davvero la differenza.

Uno degli strumenti a tua disposizione per fare questo è Google Analytics: gratuito e molto accurato, ti fornirà (anche in tempo reale) tutti i dati di cui hai bisogno, dai tempi di reazione agli eventi legati all’e-commerce e molto altro ancora.

Plan, do, check, act: prima di analizzare definisci l’utente-tipo della tua attività turistica

Prima di occuparci del comportamento dell’utente è meglio definire il suo identikit: nel momento in cui avrai compreso a chi vuoi rivolgerti saprai a cosa è interessato, qual’è in media il suo budget, in quale momento della stagione potrai fare dei prezzi più competitivi. Nel caso di servizi turistici, ad esempio, è sempre utile sapere se i tuoi futuri ospiti preferiscono pacchetti extra lusso o low-cost, se e quando prendono ferie, se sono famiglie o coppie e molte altre informazioni.

Definire una personas, ovvero il profilo del tuo cliente ideale, ti sarà molto utile per capire quali metriche di analisi sono più importanti per la tua attività: un blog che fa informazione e condivide esperienze ad esempio avrà più a cuore i parametri che indicano il tempo di permanenza sulle pagine, come queste vengono trovate dagli utenti, la loro velocità di caricamento e altri elementi che viceversa possono essere meno interessanti per un sito di e-commerce, più concentrato sul tasso di conversione, la lead generation e il volume di vendita generato tramite campagne promozionali.

Un’altra strategia che può esserti sicuramente d’aiuto per analizzare con maggiore accortezza dei dati di analisi è il Ciclo di Deming, spesso usato per le strategie di marketing perché consiste in una serie di passaggi che sono alla base di ogni buona strategia di mercato a lungo termine. All’inizio del ciclo c’è un piano, attraverso il quale si sviluppa una strategia in seguito messa in pratica e poi analizzata sulla base dei dati ottenuti. In seguito alla valutazione dei dati riscontrati si effettueranno dei cambiamenti e miglioramenti del piano originale. E il ciclo ripartirà.

guida analytics fattori pcdaQuesti quattro passaggi si riassumono nella sigla PDCA (Plan, Do, Check, Act) ed è proprio attraverso essi che l’utilizzo di uno strumento di analisi assume un ruolo chiave e non potrebbe essere altrimenti: osservare dei dati senza sapere per quale motivo tu li voglia leggere è più caotico che utile.

Adesso che hai bene in mente un piano di azione per raggiungere, attraverso il tuo sito, il tuo cliente tipo è ora di mostrarti come funzionano alcune feature fondamentali di Google Analytics e nello specifico le metriche di user behaviors.

Cos’è Google Analytics? Una breve introduzione

Analytics è lo strumento di analisi ufficiale di Google, il principale motore di ricerca ad oggi in uso. Eseguendo il login dal tuo account Google e collegando lo strumento al sito che vuoi monitorare potrai avere una grande quantità di dati statistici su una porzione di tempo che va dall’anno, al mese fino al tempo reale.

La home ti fornisce una prima visione generale delle statistiche del sito: è abbastanza intuitiva, anche se il mio consiglio è di avere almeno una nozione di base dei termini più tecnici per sapere cosa stai osservando. Nel menu a sinistra è possibile accedere alle macro-categorie: In Tempo Reale fornisce una visione d’insieme di tutti i dati, permettendoti di accedere a quelli più immediati come gli utenti collegati, le transazioni in corso, le sorgenti da cui arriva il traffico verso il tuo sito e altro ancora. Ecco una schermata della home di Analytics con i dati del nostro sito.

fattori analytics google comportamento utente

Attraverso la sezione Pubblico puoi accedere ad altre sottocategorie relative alla demografica e alle abitudini dei tuoi utenti. Questi dati sono molto utili per “disegnare” la personas del tuo visitatore una volta che il sito è online.

La voce Acquisizione ti mostra da dove il tuo pubblico proviene (inclusi gli ingressi dai social networks), Comportamento mette in luce le azioni delle persone sul tuo sito: dove vanno, quanto tempo restano su una pagina, quanto sul sito e molto altro mentre Conversioni ti aiuta a determinare statistiche improntate a degli obiettivi di comportamento specifico sul tuo sito web che definisci tu. Ogni sezione è altamente personalizzabile, con la possibilità di monitorare campagne, eventi, inserire obbiettivi di mercato e molto altro: se hai bisogno di dati per migliorare la tua presenza online, sarai felice di sapere che ci sono molte funzionalità da approfondire!

In questa guida affronteremo gli aspetti principali della sezione Comportamento, è in questa macro categoria infatti che sono racchiuse tutte le informazioni necessarie per comprendere il tuo pubblico e si riassumono in tre fattori principali: frequenza di rimbalzo, tempo medio sul sito e pagine per sessione.

Pagine per sessione

Ai dati relativi alle pagine per sessione si può accedere dalla sezione Comportamento aprendo la colonna Ricerca sul sito e successivamente la sezione Utilizzo. Identificata con la dicitura Pagine/Sessione, è una metrica molto importante perché ti mostra quante pagine l’utente ha visitato in una sessione sul tuo sito, che va da quando è entrato a quando è uscito. Nella colonna del dato, che può essere visualizzato all’interno di un lasso di tempo di un giorno, una settimana o un mese, viene presentata la media di pagine che sono state visualizzate.

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In linea di massima più alto è il numero di pagine visitate meglio è per il tuo sito, perché significa che l’utente ha trovato i contenuti interessanti, ha voluto approfondire gli argomenti per cui ti ha trovato e magari è anche passato a curiosare anche tra i prodotti e servizi che vendi.

Ti suggerisco tuttavia di confrontare questo dato con la lista delle pagine visitate e con la durata della sessione: se infatti sei un venditore di servizi o pacchetti turistici e da qualche tempo non riesci ad ottenere vendite, potresti scoprire che la media di pagine per sessione è alta perché i tuoi clienti hanno manifestato indecisione o fatica nel reperire informazioni più dettagliate, passando da una pagina di offerte all’altra senza concludere nulla.

Se è vero che questo parametro va messo in rapporto con gli altri e successivamente verificato sulla base del tuo obbiettivo finale (vuoi vendere dei servizi o dirigi un magazine e fai informazione?), posso comunque dirti che, come è stato osservato nel SEMrush Ranking Factors Study 2017 – uno studio recentemente pubblicato dal blog di SEMrush basato su migliaia di domini web e parole di ricerca – un ottimo risultato è quello di trattenere un utente web facendolo navigare su una media di 3/4 pagine. Infatti secondo le seguenti statistiche questa permanenza sul sito degli utenti coincide con il posizionamento  nei primi risultati della ricerca Google.
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Tempo trascorso sulla pagina o sul sito

Il tempo sulla pagina è una metrica che puoi ritrovare alla sezione Contenuti del sito e poi Tutte le pagine: indica quanto il visitatore è rimasto su una o più pagine nel corso di una sessione e da questa metrica è possibile ricavare un dato detto “tempo medio sul sito”.

Anche per quanto riguarda questa misurazione, lo studio di SEMrush ha rilevato che i siti web dove si registra un tempo di permanenza medio-alto (intorno ai 4 minuti) sono mediamente meglio posizionati sui motori di ricerca rispetto ad altri siti dove il tempo medio di permanenza è inferiore. Tuttavia Fabio Piccigallo per StudioSamo ci spiega perché spesso e volentieri questa statistica risulti approssimativa e non basti da sola per determinare il vero comportamento dell’utente.

tempo sulla pagina analytics guidaFrequenza di rimbalzo

Un’altra statistica che trovi alla sezione Tutte le pagine è il tempo di rimbalzo, anche detto bounce rate. 

Determinato da una percentuale e inquadrato su una sola sessione per volta, indica il numero di visitatori che in media hanno visitato una sola pagina (quella nella quale sono atterrati attraverso link, advertising, motori di ricerca, commenti ecc.) e successivamente se ne sono andati, senza restare più tempo sul sito o visualizzare altre pagine. Una frequenza di rimbalzo alta può indicare che i tuoi contenuti hanno bisogno di una cura maggiore e devono essere più utili, accattivanti o convenienti se si parla di landing pages e offerte.

Per darti una coordinata su quella che potrebbe essere una frequenza di rimbalzo ideale, posso dirti che lo studio di SEMrush ha dimostrato che ai siti compresi, in media, fra la prima e la terza pagina di ricerca Google corrispondono delle percentuali di frequenza comprese fra il 48% e il 50%.

frequenza rimbalzo analytics google

Il flusso di comportamento e la customer journey: una visione di insieme

Fin qui abbiamo visto tre dei principali indicatori di Analytics, tuttavia se sei arrivato fino a questo punto probabilmente avrai capito il collegamento che intercorre fra questi ultimi e avrai inteso che c’è molto di più.

È giusto considerare ognuno di questi dati attentamente, ma il “trucco” (che in realtà è una vera e propria buona pratica) è cercare di tracciare quella che viene definita una customer journey, ovvero ricostruire il comportamento dell’utente. Perché i tuoi visitatori passano molto tempo sul sito della tua azienda? É un bene o un indicatore negativo? 

Lo potrai sapere solo mettendo a confronto, ad esempio, il tempo di caricamento delle pagine con la frequenza di rimbalzo, oppure confrontando entrambi i fattori alle pagine visitate per sessione. Potresti scoprire che la pagina dedicata alla descrizione dei servizi offerti è molto lenta nel caricamento e per questo l’utente la abbandona prima, oppure che l’offerta nella tua landing page sembrava allettante, ma al momento della ricerca di più informazioni la persona ha cercato senza risultati soddisfacenti la pagina adatta e dopo quattro pagine visitate nella sua sessione ha abbandonato il suo intento iniziale. 

Per approfondire l’esperienza utente sul tuo sito, ti suggerisco di fare riferimento alla sezione dedicata al flusso di comportamento, dove lo strumento di analisi ti offre una panoramica comprensiva dei percorsi che gli utenti compiono da una pagina all’altra del tuo sito. All’interno di questo grande grafico, passando il mouse sopra ogni “nodo” verde, potrai capire quanti arrivano e abbandonano una determinata pagina, tracciare i percorsi da un nodo all’altro cliccando su di essi e scoprire che forse i contenuti che pensavi avrebbero avuto più successo sono quelle che invece non hanno portato traffico. 

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Quello che rappresenta il vero punto di forza di Analytics sta nel fatto che poter osservare come l’utente ti trova e cosa fa, come reagisce di fronte alle pagine di prodotti, offerte, informazioni, blog ecc. Questo può aiutarti  a pensare “fuori dalla scatola” considerando nuove possibilità a cui non avevi pensato lasciandoti guidare, almeno in piccola parte, dai suggerimenti indiretti di chi naviga il tuo sito web.

Il mio consiglio è quindi quello di verificare almeno una volta al mese il comportamento dei tuoi utenti sul tuo sito, ottimizzando le pagine e i contenuti che proponi puntando sempre a garantire un’esperienza intuitiva e coinvolgente al tuo visitatore.

Hai delle domande? Scrivici nei commenti!