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Aperiturismo: la Sardegna come destinazione enogastronomica

Giovedì 8 novembre abbiamo partecipato al quinto appuntamento di Aperiturismo, un ciclo di incontri organizzato dal Consorzio UNO, l’ente che gestisce l’Università dislocata di Oristano, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Economiche ed Aziendali dell’Università di Cagliari. Il tema del convegno “Sabores, percorsi turistici gusto-olfattivi nell’isola” mirava a suscitare una serie di riflessioni in merito offerta turistica enogastronomica isolana e a comprendere come il settore del Food & Beverage possa divenire una delle principali ragioni di una vacanza in Sardegna. I dati hanno confermato la crescita del trend del turismo enogastronomico in Italia: si stima che il giro d’affari relativo a questo mercato nel 2017 abbia superato i 12 miliardi di spesa, di cui 2,5 in enoturismo. Uno scenario che tuttavia vede una Sardegna che arranca, definita “un gigante con i piedi d’argilla”, terra dal grandissimo potenziale che deve ancora impostare una strategia vincente per essere identificata come destinazione enogastronomica.

Facciamo una premessa che possa consentirti di capire in maniera più nitida il settore con il quale ci interfacciamo.

Conoscere il target è importante: chi è il turista enogastronomico?

  • Il turista italiano che individua il food&wine come motivazione di viaggio (43%) e che ha l’obiettivo di conoscere le specificità regionali
  • Il turista enogastronomico per eccellenza, quello straniero (57%), che individua il food come strumento di contatto e dialogo con la destinazione

Cosa ricerca il turista enogastronomico?

  • Qualità dell’offerta, qualità della ristorazione locale e costi

Come si conquista il turista enogastronomico?

  • Degustazioni
  • Prodotto enogastronomico artigianale
  • Eventi del Food (generalmente sia b2b che b2c)

Come si fidelizza il turista enogastronomico?

  • La fidelizzazione si attiva attraverso l’e-commerce e una buona comunicazione (soprattutto online)

In Sardegna, come immaginerai, tra le motivazioni di viaggio il balneare è predominante e solo il 9% degli stranieri si sposta per ragioni enogastronomiche. Tuttavia il turismo di mare non deve essere un limite, ma una possibilità, un’occasione di contatto per educare il viaggiatore (che solo di recente sta approcciando al settore Food&Beverage) e quindi una spinta per il turismo enogastronomico.

Comunicare il gusto della Sardegna: la ristorazione e la promozione del territorio

Dagli interventi di 4 grandi esponenti della ristorazione sarda, Luigi Bergeretto di Petra Segreta, Stefano Deidda del Corsaro, Maria Carta dell’Hotel Faro Capo Spartivento e Leonardo Marongiu dell’Accademia di Casa Puddu, sono emerse le potenzialità e le carenze della nostra isola su questo tema. Una cosa è certa, chi viene a farci visita apprezza l’autenticità: una virtù che probabilmente nasce dall’isolazionismo e dalla passione innata di coloro che da sempre trattano con amore le materie prime. Ma questo non basta. La Sardegna pecca di continuità, concatenazione e riproducibilità. I ristoranti d’eccellenza, per esempio, non devono essere cattedrali nel deserto, ma punti di partenza e di contatto per la creazione di itinerari di gusto che rimandino a produttori e percorsi di degustazione. Molte attività che per noi costituiscono la normalità, come la realizzazione della pasta fatta in casa, piuttosto che la preparazione della conserva o del mosto, suscitano fascino e curiosità senza pari nei confronti dei turisti stranieri, che queste cose non le hanno mai viste, ma solo immaginate.

Si parla però di anno 0 del turismo enogastronomico sardo, perché c’è una grande rete da costruire, una connessione che abbia l’obiettivo di esaltare tutta la filiera agroalimentare in tutte le zone della Sardegna. Un’esclamazione che ci ha colpito arriva da Maria Carta: “Bisogna imparare a dare valore a tutto quello che si fa insieme”. Le piccole aziende devono collaborare con i grandi operatori e viceversa: è solo così che si costruisce un’esperienza enogastronomica autentica e duratura.

Detto questo, non è corretto aspettarsi che coloro che si occupano egregiamente della cucina debbano essere allo stesso tempo degli impeccabili ambasciatori del territorio e dei maestri di comunicazione. Gli enti territoriali, le guide turistiche, gli esperti di comunicazione hanno il dovere di irrompere in queste realtà e fare tutto ciò che è nelle loro competenze per valorizzare un mercato che ha incredibili potenzialità.

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La Sardegna del vino, tutta da scoprire (e promuovere)

Nonostante la Sardegna, tra le regioni italiane, ricopra solo il sedicesimo posto per l’export dei prodotti enologici, quello che è emerso dagli interventi di Giulia Annis, hospitality manager delle cantine Argiolas e Anna Maria Fara, guida turistica e sommelier che ha creato il brand Sardegna Bella e Buona, è che lo stato di salute del turismo enologico isolano è in continuo miglioramento. La domanda sta aumentando, e per quanto riguarda l’offerta le cantine sarde (alcune) si stanno organizzando per soddisfarla al meglio. Come? Attraverso degli investimenti atti a diversificare le proposte, a migliorare l’ospitalità e la presenza sul web. Due modelli da prendere in considerazione sono senza dubbio il Piemonte e la Toscana, regioni che hanno saputo valorizzare le potenzialità del mercato del vino. Possiamo tuttavia definirli due casi isolati, infatti le altre regioni della penisola non riescono a presentare delle proposte così valide: motivo per cui la Sardegna potrebbe approfittarne per progredire rapidamente. Affinché questo mercato conquisti terreno, è necessario che ci siano delle figure professionali altamente competenti. La combinazione guida turistica/sommelier o assaggiatore di vino è esemplare, perché abbina la conoscenza delle lingue e del territorio alla passione per il vino. È inoltre importante avere una grande capacità di storytelling e adeguare il racconto al target con cui ci si interfaccia, che può essere inesperto o altamente competente.

Durante il dibattito è inoltre emerso che la fidelizzazione del turista enologico è difficile. Chi fa un’esperienza in un una determinata cantina è raro che la ripeta in quella stessa cantina. Per questo bisognerebbe sempre investire in nuove attività e comunicare la propria offerta rinnovata sul web, attraverso i canali e le modalità più pertinenti.

L’ospitalità del gusto

Anche in questo frangente, le potenzialità della nostra isola sono tantissime. Lo sa bene Lucilla Speciale, proprietaria dellAlbergo Diffuso L’Antica Dimora del Gruccione, a Santu Lussurgiu. La ricettività è strettamente connessa alla semantica enogastronomica e si configura come una porzione rilevante di quelle ambite vacanze esperienziali. Fondamentale, ancora una volta, è la catena umana di valore: una fitta rete di relazioni tra coloro che operano nella ristorazione e nella ricettività è un presupposto fondamentale per un esito vincente, che mostri ai viaggiatori l’anima della vera Sardegna. Interessante, a tal proposito, l’intervento di Francesco Mura, sindaco di Nughedu Santa Vittoria e promotore del progetto di accoglienza diffusa Nughedu Welcome. Questa iniziativa, da prendere come modello, racconta la storia di una comunità che ha deciso fronteggiare lo spopolamento attraverso il turismo esperienziale e sostenibile, che valorizza la biodiversità, il mondo rurale, i sapori autentici, e i ritmi lenti. Per fare questo non è da sottovalutare la collaborazione con interessanti progetti di sharing economy, come quello con Gnammo. Uno spunto interessante, questo, condiviso anche da Massimiliano Borgia, direttore del Festival del Giornalismo Alimentare. Il giornalista torinese ha infatti sostenuto a gran voce che comunicare la Sardegna come luogo del ben vivere, possa essere la mossa vincente per il futuro turistico dell’isola. Inoltre, non bisogna dimenticarci che il mare e le bellezze architettoniche costituiscono un’arma di seduzione vincente, ma solo se abbinate a un valido percorso enogastronomico, che è il modo più semplice ed indelebile per assorbire la cultura di una destinazione.

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