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Airbnb e gli altri, la sharing economy per il turismo nei piccoli borghi

Sharing is caring è ormai un detto di moda di questi tempi in cui la sharing economy ha stravolto il mondo del turismo in ogni angolo del pianeta. L’economia della condivisione arriva da lontano ed è forse uno dei pilastri principali dell’esistenza stessa di internet (della rete neutrale per lo meno).

Quando la sharing economy è diventata anche un vero e proprio segmento delle nostre economie il gioco è diventato serio e nel turismo sai bene quanto i colossi di questo mondo abbiano influito su tutti gli ultimi grandi cambiamenti di settore. Molti di questi cambiamenti sono diventate delle vere e proprie opportunità per singoli individui, nuove aziende, start up tecnologiche e anche, e soprattutto, per tante piccole e micro destinazioni turistiche che vivevano nell’ombra dei grandi attrattori e che adesso tornano alla ribalta.

Piccole destinazioni turistiche e nuove opportunità di marketing

Ci sono alcuni territori del mondo che rimangono immuni dai grandi cambiamenti secolari della nostra società. Spesso il loro fascino misterioso, la curiosità che generano nel visitatore più temerario deriva proprio da questi aspetti ed i grandi player della sharing economy l’hanno capito quasi subito.

Non parliamo delle tribù equatoriali, di remote riserve o di villaggi di popoli non modernizzati che vengono studiati dagli antropologi. Parliamo di una via di mezzo tra quelle che sono le grandi aree urbane e le aree più desolate. Quelli che noi chiamiamo in Italia villaggi o piccoli paesi dove i cambiamenti tecnologici e sociali faticano ad arrivare perché queste località si trovano fuori dai grandi traffici e scarsamente collegate da infrastrutture fisiche e immateriali.

Tutti questi piccoli territori si sono trasformati in piccole e micro destinazioni turistiche, a volte anche controvoglia. Ci sono casi in cui non è l’offerta di ospitalità turistica ad andare a cercarsi la propria domanda ma viceversa. Viaggiatori di tutto il mondo, pionieri forse, vanno in giro alla ricerca di località remote dove vivere esperienze di viaggio al riparo dai trend del momento, dalle folle e dai must-do. Questo movimento di viaggiatori lenti ha dato nuova linfa a paesi, borghi e territori piccoli e a volte dimenticati che traggono nuova linfa dalla voglia di scoperta dei turisti di mezzo mondo. Quella forma di turismo nata per fuggire dai trend, diventa trend essa stessa!

E allora è meglio schiarirsi le idee, chi lavora nell’ospitalità in questi territori deve capire che è il suo momento. Ci sono opportunità di crescita incredibili (senza snaturare la propria identità culturale, ambientale e sociale) nel turismo per le piccole destinazioni. Definire corrette strategie di destination marketing al fine di rendere i trend dei veri fattori di crescita economica e sociale diventa strategico. Non parliamo solo di branding turistico, ma di marketing vero e proprio: conoscere il proprio interlocutore, costruire prodotti e servizi turistici, promuoverli, venderli.

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Sharing economy, una manna dal cielo per i nostri borghi

sharing economy e turismo infografica

In che modo allora gli operatori dell’economia condivisa e collaborativa si inseriscono in questo contesto? Come possono destinazioni turistiche non blasonate, borghi e paesi cavalcare l’onda della sharing economy per strutturarsi in maniera attrattiva nei confronti del mercato turistico internazionale?

Sappiamo che borghi e paesi rurali e dell’entroterra vivono quotidianamente problematiche importanti che affrontano con grandi difficoltà. Il turismo, per la sua natura economica, può essere una leva strategica fondamentale per fronteggiare processi che rischiano di portare alla “morte” delle comunità che insistono nei piccoli territori. Ma non può essere certo il grande albergo la soluzione adatta a questi contesti. Ed ecco che entra in gioco il mondo della sharing economy che può offrire soluzioni perfette per sviluppare economie turistiche in luoghi “secondari” (passami il termine un po’ infelice).

Le opportunità per lo sviluppo turistico dei borghi che possono nascere grazie a questa forma emergente di economia sono molteplici. Per fare una veloce panoramica possiamo includere:

  • recupero delle abitazioni private in stato di abbandono: molte abitazioni private sono ormai in disuso a causa dello spopolamento o anche perché molti hanno costruito nuove abitazioni nelle aree periferiche abbandonando all’invecchiamento gli immobili più vecchi nei centri storici. Se leggi questo articolo, sai meglio di me quanto un viaggiatore desideri svegliarsi all’interno di un grazioso centro storico;
  • sostegno alle produzioni agricole locali e a km0: le attività ristorative che si trovano nei piccoli borghi tendono a rifornirsi dai propri compaesani per la preparazione delle proprie ricette. Con la trasformazione delle materie prime agricole locali si sostiene l’economia rurale locale e il viaggiatore di turno ha la fortuna di gustare non solo ricette tradizionali ma anche i sapori più veri e autentici del territorio che sta visitando;
  • valorizzazione dei mestieri più antichi (soprattutto di natura artigiana): l’incontro tra sharing economy e paesi è un’occasione d’oro per contadini, pastori, artigiani di ogni genere perché il viaggiatore che vuole scoprire il territorio che visita adora esplorare botteghe, vedere come si “fanno le cose”, sempre più spesso vuole cimentarsi nel “fare” e ancora più spesso è ben disposto a sostenere gli artigiani locali con l’acquisto di souvenir autentici direttamente dal produttore, senza passare dai negozi per turisti;
  • mantenimento in vita di costumi e tradizioni autentiche: quando l’economia più prossima ad una piccola comunità riesce a rimanere in vita, allora anche costumi e tradizioni  rimangono presenti nella vita quotidiana. Le tradizioni sono autentiche quando nel corso della storia non perdono la loro ragione di esistere e continuano ad essere tramandate naturalmente tra le generazioni. È bello vedere e assistere a rappresentazioni veritiere di manifestazioni della tradizione di un territorio. Dobbiamo però essere consapevoli che far vivere una tradizione ha un valore aggiunto rispetto a recuperarla per “raccontarla di nuovo”;
  • tutela del paesaggio naturale, rurale e urbano: partecipare alla raccolta delle olive o alla vendemmia, provare la tosatura delle pecore, fare yoga all’interno di un bosco, camminare in natura, solcare i sentieri della transumanza, mangiare prodotti a km0, fare colazione al bar in piazza; non invadere con mezzi pesanti (pullman e simili) un piccolo paese. Queste e molte altre sono alcune attività che coinvolgono turisti e viaggiatori nella vita quotidiana di una micro-destinazione senza danneggiarne la sua costituzione e il suo paesaggio, vera ricchezza di questi territori;
  • coinvolgimento della popolazione in attività pubbliche e private: vivere un’esperienza di viaggio lenta a contatto con il territorio, il suo tessuto economico e la sua identità culturale vuol dire più semplicemente entrare in contatto con la comunità locale. Vivere le iniziative dei piccoli comuni,  mangiare nella trattoria o in un agriturismo in campagna, aiutare a fare l’olio in cambio di qualche litro da riportarsi a casa, alloggiare nella vecchia casa della nonna, ecc. Tutte esperienze semplici ma autentiche da vivere insieme agli abitanti del territorio visitato, il fattore che più di tutti rende un’esperienza di viaggio unica.

Questi sono sicuramente solo una parte delle opportunità che una piccola destinazione può cogliere progettando uno sviluppo turistico incentrato sulla sharing economy. Se pensi che ci siano altri aspetti da valutare, condividiceli pure tra i commenti a questo post.

Storie di economia collaborativa turistica che fanno scuola

Nei tempi in cui scrivo, il leader incontrastato della sharing economy nel turismo è senza ombra di dubbio Airbnb. Il colosso statunitense dell’home sharing fa ormai le veci delle istituzioni in tantissimi progetti di sviluppo locale. Con il suo progetto chiamato Airbnb citizen, l’azienda collabora stabilmente alla crescita di forme di sviluppo turistico vicine alle comunità locali di tutto il mondo, spesso lavorando fianco a fianco con istituzioni locali.

Airbnb si posiziona così come uno dei principali punti di riferimento per le comunità locali che insistono in villaggi e piccole destinazioni rurali che vogliono davvero che un turismo più vicino alla gente diventi fonte di sostentamento economico per il proprio territorio. Abbiamo qui raccolto 3 casi studio specifici che hanno coinvolto molti borghi italiani.

La rinascita di Civita di Bagnoregio

Forse il primo progetto concreto di collaborazione tra Airbnb e un borgo italiano è quello che ha coinvolto la rinascita di Civita di Bagnoregio. Lo splendido “paese che muore” in provincia di Viterbo in realtà è un magnifico attrattore di visitatori della domenica e di turisti e viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. Pur essendo da molti anni un punto di interesse riconosciuto il borgo ha vissuto (e vive) mille e più problemi. Ed ecco che nel 2017 il sindaco di Civita di Bagnoregio si “trasforma in host” e mette a disposizione dei viaggiatori della piattaforma di home sharing un edificio pubblico per creare una residenza d’artista. Gli obiettivi di questa splendida iniziativa non sono solo quelli di attrarre e ospitare più turisti all’interno del paese ma anche quello di recuperare elementi urbani importanti, finanziare attraverso l’ospitalità pubblica delle iniziative a favore della collettività locale volte al mantenimento di costumi e tradizioni.

Grazie a questa attività, tra l’altro, il sindaco di Civita ha goduto di una grande campagna di comunicazione online e offline che ha accresciuto sul piano internazionale la conoscenza del suo borgo (anche se le recensioni non è che siano poi tantissime…).

Italian Villages

Il 2017 è stato l’anno in cui lo Stato Italiano ha spinto l’acceleratore sul turismo slow e l’attrattività nelle aree rurali del nostro paese. Airbnb non si è lasciato sfuggire questa opportunità e ha creato il progetto Italian Villages attraverso il quale ha spinto sulla promozione e sul marketing turistico di un numero preciso di borghi italiani. A dispetto di come possa sembrare, il portare di home sharing non concentra le sue attività nei centri urbani più grandi. Anzi. L’autenticità della condivisione trova casa molto spesso anche nelle aree rurali, nei territori più autentici, nelle piccole destinazioni turistiche, quelle non ancora trasformate nella loro identità dal turismo di massa. In questa ottica Airbnb, con l’ANCI e il MIBACT hanno costruito il progetto Italian Villages per la promozione di 40 piccoli paesi italiani.

20 di questi borghi sono stati promossi attraverso la creazione di un nuovo sito web “Italian Villages” in cui Airbnb ha comunicato in italiano e in inglese “l’Italia più autentica” selezionando 1 borgo per ogni regione e invitando i visitatori del sito a bussare alla porta degli host presenti sul loro portale.

Altri 20 territori, 1 per ogni regione, sono stati invece promossi attraverso attività costanti sui canali social del colosso americano della sharing economy per tutto il 2017.

The Italian sabbatical – Wonder Grottole

Quello di Wonder Grottole è un altro caso meraviglioso di supporto allo sviluppo locale di un borgo che sta vivendo una fase di drammatico spopolamento. Sul sito del progetto si legge

Wonder Grottole è una associazione. È un progetto sperimentale che riunisce persone provenienti da tutto il mondo per costruire nuove relazioni e creare nuove soluzioni per l’agricoltura, il turismo, l’economia e l’abitare all’interno della comunità locale. A Grottole, nel sud Italia, a 30 km da Matera, la Capitale Europea della Cultura 2019.

Quale approccio migliore per lanciare un piano di sviluppo territoriale basato sul turismo delle esperienze e la sharing economy? Ed infatti ecco che Airbnb fa la sua parte sostenendo Grottole con il progetto Italian sabbatical. In cosa consiste? Beh, la multinazionale dell’home sharing ha costruito un piano di comunicazione interamente dedicato al paese lucano e ha lanciato una call per 5 volontari che vogliono diventare, per un periodo ben definito, veri abitanti di Grottole. Nel sito Italian Sabbatical non solo vengono presentati i 5 volontari nuovi cittadini grottolesi ma anche il territorio, i suoi punti di interesse e le esperienze di vita quotidiana che i nuovi abitanti andranno a vivere: colazione al bar con cappuccino, cornetto e lezione di italiano; lavoro in campagna con Mario; lezioni di cucina con commare Enza; lezione di apicoltura e aperitivo al bar del paese.

Il tutto condito con foto mozzafiato, attività costati sui canali social mondiali di Airbnb e un paio di video story davvero belle.

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Altri progetti che hanno tanto da insegnare

Nughedu Welcome

C’è un minuscolo paese dell’entroterra sardo che si chiama Nughedu Santa Vittoria che con la sharing economy ha costruito un’identità turistica davvero forte e originale. In collaborazione con Gnammo, il marketplace tutto italiano di cene condivise ed eventi legati al fenomeno dell’home restaurant, l’amministrazione del piccolo paese sardo ha costruito un’offerta di ospitalità sincera, legata alle persone e alle esperienze di gusto che è possibile vivere in paese. Facendo così ha valorizzato in un sol colpo abitanti e produzioni locali con un enorme ritorno di visibilità e promo-commercializzazione del paese come micro destinazione turistica per foodies e affini.

Yokorabo, shared town in Giappone

Anche in Giappone il problema dello spopolamento dei piccoli paesi è all’ordine del giorno e il turismo è visto come una seria opportunità per frenare il fenomeno e invertile il drastico calo della popolazione. La pensa così sicuramente il sindaco del piccolo paese di Yokose (8500 persone circa) che ha messo in piedi un mega progetto di sharing economy turistica in collaborazione con diverse aziende di settore come Tabica e Space Market – chiamato Yokose LAB –  per cercare di attirare nuovi cittadini e visitatori per periodi brevi e lunghi. Per farlo ha deciso di puntare tutto sulle persone che vivono il paese e il suo territorio ricco di opportunità per chi vuole sviluppare progetti individuali e collettivi senza lo stress delle grandi città. Persone, esperienze e territorio al servizio della creatività ed imprenditorialità di nuovi cittadini (temporanei).

Riace: dove la sharing economy fa rima con solidarietà

Nella costa ionica calabrese, quasi ai confini della provincia di Reggio Calabria, il paese di Riace è assurto agli onori delle cronache per questioni legate alla sua accoglienza verso migranti richiedenti asilo. Quello che le cronache non hanno raccontato è il grande valore in termini di attrattività turistica e animazione dell’economia territoriale che il progetto di solidarietà del piccolo borgo calabrese ha generato. I nuovi cittadini riacesi, provenienti da tutto il mondo, hanno ripreso molte attività artigiane e creato nuove attività nella ristorazione grazie alla condivisione di immobili del comune e di privati e di competenze di molti professionisti locali. Così facendo si è creato un meccanismo virtuoso che ha portato molte associazioni e NGO ad organizzare gruppi di persone per visitare il borgo calabrese. Quella del turismo sociale è una nicchia molto specifica ma redditizia tanto quanto quelle più di tendenza come il food e l’outdoor.

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