Tutte le difficoltà di un piano di sviluppo turistico di una micro-destinazione (e come provare a superarle)

Alessio Neri

Se stai iniziando a leggere questo blog post probabilmente vuoi capire di più su come non sbagliare e fare errori nel progetto di marketing turistico che stai mettendo in piedi nel tuo territorio.

Metto subito le mani avanti, non conosciamo gli elisir del destination marketing perfetto, non lavoriamo sui manuali ma sui territori. I manuali li leggiamo ma sappiamo bene che le applicazioni pratiche vanno ben oltre le pagine di ottimi libri.

Qui troverai il risultato delle nostre esperienze principali. Un sunto delle difficoltà che abbiamo incontrato ogni volta che abbiamo lavorato allo sviluppo turistico di una micro-destinazione e di qualche idea per provare a superarle. Fermo restando che il primo strumento per superare delle difficoltà è avere l’approccio giusto per non farsi travolgere. Di certo le cose non si fanno da soli e se lavori per la promozione di un territorio trovare un’agenzia partner che ne ha viste tante e ha lavorato nel mondo dell’undertourism da nord a sud può essere un valido supporto per superare e risolvere alcune delle più classiche e comuni problematiche del marketing di destinazione dei piccoli territori.

Noi siamo quell’agenzia e qui di seguito ti raccontiamo un po’ di cose che probabilmente stai già vivendo sulla tua pelle.

Mancanza atavica di competenze che facilitano i processi di sviluppo turistico

È quasi sempre impossibile avere a disposizione di progetti di marketing di destinazione tutte le competenze necessario per fare un buon lavoro in house. Vuoi perché la micro-destinazione in questione soffre di un pensante fenomeno di spopolamento, vuoi perché alcuni settori imprenditoriali non solo presenti, vuoi perché gli amministratori non sono molto inclini ad approcciarsi al marketing turistico per il proprio territorio.

Nei progetti di sviluppo territoriale e turistico poter contare sulle giuste competenze può fare la differenza sul successo del progetto o meno, in particolare se adottiamo un approccio per cui finito il progetto “finanziato” è poi il territorio che deve camminare sulle proprie gambe.

A quel punto le soluzioni che proponiamo quando ci troviamo in queste situazioni sono fondamentalmente 2:

  • Essere realisti e progettare uno sviluppo sostenibile con le risorse a disposizione. Se il meccanismo di sviluppo si attiva, nuove competenze potrebbero arrivare in futuro tramite giovani preparati e innovativi e/o nuovi residenti esterni che vengono attratti dai percorsi virtuosi che il territorio ha intrapreso;
  • Lavorare su importanti programmi di formazione delle forze più attive e fresche del territorio. Questo approccio è il più ambizioso perché richiede una forte partecipazione e un grande coinvolgimento a lungo termine. Il nostro ruolo in questi casi è soprattutto quello di organizzare percorsi formativi che possano sostenere davvero le aspettative del territorio. Non è necessario parlare di brand come Nike quando si fa formazione in un piccolo paese di un’area rurale. È molto più efficace il trasferimento di competenze ed esperienze da territori vicini e simili che hanno già intrapreso dei percorsi virtuosi per instillare quel sentimento di identificazione ed emulazione per cui: se ce l’hanno fatta loro, possiamo farcela anche noi

Tempistiche: il buco nero dei timing mai rispettati e dei ritardi cronici

Chiunque sia il capofila del progetto di sviluppo territoriale o il committente della commessa di destination marketing in ogni buon territorio vocato all’undertourism che si rispetti, i tempi programmati salteranno. Sempre.

Per questo motivo cerchiamo di essere sempre flessibili (e a volte anche molto pazienti…) con i tempi delle amministrazioni locali che hanno un’infinità di problemi da affrontare e con i titolari delle imprese turistiche private che quasi sempre sono anche di turno nelle proprie imprese. Per non parlare dei territori rurali dove a sostenere i processi di sviluppo turistico viene chiamata anche il tessuto agro-pastorale (driver attrattivo di assoluto valore!).

Chi lavora in campagna non ha gli stessi tempi di chi lavora in ufficio, meno che meno della comunicazione digitale. Per realizzare con attività concreti piani di sviluppo turistico-territoriale in aree a prevalenza rurale e agro-pastorale è necessario tenere conto delle necessità operative dei principali stakeholder di progetto. Prima viene la cura degli animali e l’attenzione alle coltivazioni, poi la stagionalità della trasformazione delle materie prime. Per questi operatori il marketing territoriale arriva per ultimo nella catena delle priorità.

Ma non è tutto questo già un grande driver di promozione di una piccola destinazione rurale?!?!

Visioni a breve termine, per destinazioni che non guardano oltre il proprio naso

Quante volte. Dico quante volte hai sentito o partecipato a progetti, piani di sviluppo, programmi che non appena finivano i finanziamenti pubblici scomparivano nel nulla?

Ecco, ammettendo la buona fede di chi prova a fare sviluppo locale con bandi e finanziamenti one shoot, non si può non lamentare una quasi totale mancanza di visione a medio-lungo termine. Il mondo dell’undertourism ha bisogno di visione, di voglia di dedicare tempo e lavoro a lungo per ottenere risultati lusinghieri. Chi pensa che un’uscita su un giornale (o 5 stories di un influencer) sia un successo non ha capito niente di cosa sia un progetto di sviluppo turistico per una micro-destinazione.

Purtroppo succede ancora troppo spesso ed è uno dei problemi più grandi che possa affrontare un territorio marginale e una delle difficoltà più grandi da superare per un’agenzia di marketing turistico come la nostra che non è fatta di blasonati consulenti ma di professionisti che mettono in atto azioni concrete.

Vi prego decisori e imprenditori locali: pensate a lungo termine, siate ostinati, decisi e pazienti. E affidatevi a chi ha riesce a guardare orizzonti lontani dalla punta del proprio naso. Non cavalcate l’onda dei soldi e dei finanziamenti facili, non c’è niente di peggio per lo sviluppo di una micro-destinazione perché il fallimento di tanti progetti one shot genera sfiducia cronica nel tessuto economico locale, senza il quale non si può costruire vero sviluppo turistico.

Comunità sfilacciate, per quei territori dove l’erba del vicino è sempre più verde della propria

Qui la questione è davvero complicata da risolvere. Non c’è alcun dubbio che laddove le comunità che vogliono diventare destinazioni attrattive hanno una forte coesione interna hanno maggiore probabilità di riuscire nel mettere in piedi percorsi virtuosi di sviluppo turistico per il proprio territorio. Quando si parla di micro-destinazioni o di undertourism molto spesso, in realtà, ci si riferisce a comunità ospitali e ai territori dove queste insistono.

Meno coesione interna ci sarà all’interno di un gruppo di cittadini, minore è la possibilità di attivare percorsi virtuosi. Nello sviluppo turistico, come in ogni altro settore economico/sociale.

Lo sfilacciamento di tante comunità marginali e rurali ha purtroppo una grande quantità di cause che un’agenzia di destination marketing non può certo risolvere da sola. Ma dove la fiamma della comunità non è ancora spenta, attraverso un coinvolgimento e una partecipazione costante è possibile stimolare ottimismo e collaborazioni bottom up che sono linfa vitale dei progetti di sviluppo turistico.

Senza alimentare relazioni umane, presenziare sul territorio, costruire momenti di lavoro condiviso e di svago con i residenti ottenere risultati concreti è molto difficile. Delle belle slide non bastano di certo.

In questo, lasciamelo scrivere, noi di Fare Digital Media siamo maestri. Il nostro approccio alla comunità e alla costruzione di relazioni è davvero raro nel panorama delle agenzie di marketing turistico.

Chiedi pure nei bar delle micro-destinazioni in cui abbiamo lavorato per saperne di più…

Risorse economiche che non bastano mai

Il capro espiatorio più potente che c’è: per fare marketing turistico ci vogliono i soldi. Vero, ma solo in parte. Un po’ di budget è necessario, un buon budget non guasta di certo. Ma si possono ottenere risultati straordinari anche senza un capitale economico di partenza.

Ma attenzione, costruire progetti di sviluppo turistico per micro-destinazioni basando tutto sulla quantità di denari che si hanno a disposizione non porterà molto lontano. Appunto, come detto prima non appena finiranno i soldi finiranno anche i progetti.

Ma le piccole destinazioni hanno bisogno di altro: di motivazioni, di visioni, di valorizzazione della propria identità, di opportunità di soddisfazione umana e professionale per i giovani del territorio, di tutela dei paesaggi umani, ambientali e culturali.

Dal nostro portfolio

Destination marketing turistico Visit Bitti

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